7 dicembre 1941: "Incursione aerea su Pearl Harbor... Non è un'esercitazione"

di Francesco Diana

L'incursione giapponese su Pearl Harbor forza l'intervento americano nella Seconda Guerra Mondiale. La situazione diplomatica e militare precedente all'attacco, l'operazione nel suo svolgimento e le conseguenze pratiche dell'azione che avrebbero influenzato i primi mesi della guerra nel Pacifico.

Aerei giapponesi in decollo dalla portaerei Shokaku nell'attacco su Pearl Harbor. Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia commons

Aerei giapponesi in decollo dalla portaerei Shokaku nell'attacco sulla base statunitense di Pearl Harbor.

Verso le 8 di mattina del 7 dicembre 1941, una squadriglia di aerosiluranti e caccia Giapponesi si abbatteva sulle navi Americane ancorate nella rada della base di Pearl Harbor nelle Hawaii. In due successive ondate i Giapponesi furono in grado di affondare e danneggiare più di 14 navi, in pratica a ridurre di molto le forze navali Americane nel Pacifico. Tuttavia la missione aveva mancato il suo obbiettivo primario: le portaerei.

Come si è giunti all'attacco Giapponese a Pearl Harbor?

La politica di espansionismo Giapponese si dovette ben presto scontrare con gli interessi delle altre potenze in estremo oriente, come l'Olanda, la Francia, e l'Inghilterra e in particolare modo gli Stati Uniti. La guerra che il Giappone aveva cominciato nel 1937 con la Cina, aveva di fatto provocato, da parte degli Stati Uniti, un embargo sulla fornitura di materie prime al Giappone. L'occupazione dell'Indocina nel 1940 d'accordo con il governo collaborazionista di Vichy aveva reso tesi i rapporti tra Giappone e USA. Furono pertanto avviati, nella primavera del 1941, i negoziati per risolvere pacificamente la situazione. Occorre far notare che fino all'ottobre del 1941 il governo Nipponico presieduto dal principe Konoye non voleva la guerra, erano invece i circoli militari, con l'eccezione della Marina Imperiale a essere ansiosi di dimostrare la loro invincibilità.

Gli americani fedeli alla loro politica "della porta aperta" verso la Cina chiedevano un'immediata ritirata del Giappone da quel paese e dall'Indocina, I Giapponesi offrivano di ritirare le truppe ma di conservare alcune delle loro ultime conquiste e soprattutto la fine dell'embargo. La situazione che si era venuta a creare da parte americana era: accettare le proposte Giapponesi e quindi di evitare la guerra, ma lasciare al Giappone il Sud del continente asiatico. Non accettare queste condizioni avrebbe significato guerra, perché il governo Konoye sarebbe stato sostituito da un governo più bellicoso. In questo clima il governo Konoye fu in effetti sostituito da un nuovo governo formato da una coalizione di militari presieduti dal generale Tojo (ottobre 1941). Questi decise per la guerra e in pratica i negoziati proseguirono con l'unico scopo di guadagnare tempo.

Le previsioni americane e la preparazione del piano d'attacco

In caso di attacco a sorpresa Giapponese, gli americani erano dell'opinione che gli obiettivi sarebbero stati le Filippine, l'isola di Guam oppure le Midway. Era giudicato impossibile un attacco Giapponese alla base di Pearl Harbor ed infatti l'Ammiraglio Kimmel dispose le proprie navi come in tempo di pace e l'unica precauzione presa fu di ammassare gli aerei sulle piste d'atterraggio per prevenire atti di sabotaggio da parte della comunità Giapponese che viveva nell'arcipelago. Tuttavia il servizio segreto americano intercettò diverse trasmissioni Giapponesi che facevano supporre un attacco di sorpresa a Pearl Harbor che però non vennero prese sul serio, come non vennero considerati importanti diversi avvertimenti diramati dal generale Marshall.

L'idea di attaccare la base di Pearl Harbor fu dell'Ammiraglio Isoroku Yamamoto. Esaminando le operazioni belliche nel Mediterraneo, Yamamoto era rimasto stupito dall'attacco Inglese alla base di Taranto, dove degli aerosiluranti Inglesi era riusciti ad affondate 3 corazzate e 1 nave da guerra in un porto dove i fondali erano ritenuti troppo bassi per un attacco condotto da aerosiluranti, e a Pearl Harbor i fondali erano altrettanto bassi. Per Yamamoto era necessario solamente modificate i siluri e addestrare i piloti a lanciarli da una angolazione che gli impedisse di conficcarsi sul fondale. Tuttavia Yamamoto si dovette scontrare con le vecchie idee dei comandanti che avrebbero preferito attirare la flotta americana nelle acque Giapponesi per una battaglia risolutiva, in pratica era la stessa tattica che nel 1905 permise all'Ammiraglio Togo di riportare una schiacciante vittoria sulla Flotta Russa nella battaglia di Tsushima. A loro Yamamoto rispondeva che era necessario mettere subito fuori combattimento la flotta americana del Pacifico perché in caso contrario gli americani avrebbero comodamente deciso quando iniziare le ostilità contro il Giappone; l'idea di base era estromettere dal gioco in un solo colpo la flotta americana del Pacifico. Alla fine le tesi di Yamamoto fecero breccia nell'Ammiraglio Nagumo (Comandante in capo della Marina Militare Giapponese) che diede il via libera.

Un B-17 Flying Fortress statunitense distrutto a terra dall'attacco giapponese a Pearl Harbor. Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia commons

Un B-17 Flying Fortress statunitense distrutto a terra dall'attacco giapponese a Pearl Harbor.

L'organizzazione del piano venne affidata ai capitani di fregata Fuchida e Genda che presentarono la relazione finale del piano il 13 settembre. Il 5 ottobre Yamamoto lo spiegò agli ufficiali che avrebbero preso parte alla missione sulla portaerei Akagi.

Il piano prevedeva l'invio di una flotta cosi composta:

6 Portaerei: (Akagi, Kaga, Soryu, Hyryu, Zuikaku, Shokaku)
2 Navi da Guerra: (Hiei, Kirishima)
1 Incrociatore Leggero: (Abukuma)
1 Incrociatore Pesante: (Tone Chikuma)
9 Cacciatorpediniere: (Urkaze, Kasumi, Akigumo, Kagero, Arare, Hamakaze, Isokaze, Tanikaze, Shiranuhi)
3 Sommergibili: (I-19, I-21. I-23)

Facevano inoltre parte della flotta un gruppo di 26 sommergibili con scopi di esplorazione e sorveglianza che però fallirono completamente il loro compito. In particolare alcuni portavano imbarcati dei piccoli sommergibili da lanciare in prossimità di Pearl Harbor, e per poco non fecero fallire l'intera operazione: uno di questi sommergibili portatili fu affondato da un cacciatorpediniere americano alcune ore prima dell'attacco. Ma al messaggio di scoperta, lanciato prontamente, non venne data la necessaria importanza.

Sulle portaerei avrebbero trovato posto 389 aerei che avrebbero attaccato Pearl Harbor divisi in due ondate composte da 183 e 167 aerei mentre i rimanenti 39 aerei sarebbero rimasti a guardia della stesse portaerei. La flotta si sarebbe avvicinata seguendo una rotta molto settentrionale per evitare di essere scoperta, giunta nei pressi di Pearl Harbor avrebbe lanciato i suoi aerei guidati da Fuchida che avrebbe deciso quale tattica d'attacco usare in base al grado di sorpresa avuto. L'attacco sarebbe cominciato la domenica mattina del 7 dicembre 1941. La flotta venne riunita in un porto poco frequentato delle Isole Curili (Etorofu) mentre le esercitazioni per gli aerosiluranti e bombardieri si svolgevano nella baia di Kagoshima che ricordava quella di Pearl Harbor.

Infine, il 26 novembre la flotta salpò dalle Isole Curili con obbiettivo Pearl Harbor. Occorre ricordare che i Giapponesi avevano alle Hawaii un potente sistema di spionaggio che informava giornalmente il quartier generale Giapponese sui movimenti all'interno della base. Il primo dicembre il governo Giapponese decise di respingere l'ultima proposta del governo americano e approvò l'inizio delle ostilità. Pertanto, venne comunicato alla flotta la frase in codice "Scalate il monte Niitaka" (Niitaka Yama Nobore) che confermava l'attacco a Pearl Harbor. La sera del 7 dicembre pervenne all'Ammiraglio Nagumo l'ultimo rapporto sulla situazione a Pearl Harbor, veniva segnalata la presenza di 8 navi da Battaglia, 3 incrociatori, 17 cacciatorpediniere, ma nessuna portaerei, che secondo Yamamoto dovevano essere i principali bersagli da affondare. Le portaerei Americane invece si trovavano rispettivamente a Wake (Enterprise), a Midway (Lexington) e a San Diego (Saratoga).

La mattina successiva la Flotta di Nagumo raggiunse il punto di lancio degli aerei situato a 26° lat. Nord e 158° long. Ovest a una distanza di circa 275 miglia dalla base di Pearl Harbor. Alle 6:45 due soldati americani addetti al controllo radar informarono il centro informativo di Fort Shafter di avere individuato il segnale di un aereo in avvicinamento, tuttavia l'esercito minimizzò dicendo di non preoccuparsi. Alle 7:02 i segnali radar iniziarono con maggior intensità e ne informarono nuovamente il centro informazioni. L'ufficiale di guardia Tyler informo i due soldati che si trattava di una formazione aerea di Boeing B-17 in arrivo dal continente che si stavano effettivamente avvicinando a Pearl Harbor, ma da Nord-Est, mentre i segnali captati dal Radar provenivano da Nord-Ovest: si trattava della prima ondata d'attacco Giapponese decollata alle 06:00 dalle piste delle portaerei. I 183 aerei erano cosi suddivisi:

40 Aerosiluranti NAKAJIMA B5N "KATE"
49 Bombardieri NAKAJIMA B5N "KATE"
51 Bombardieri in picchiata AICHI D3A "VAL"
43 Caccia MITSUBISHI A6M "ZERO"

La squadriglia era personalmente guidata dal cap. freg. Fuchida che, come abbiamo già detto, doveva manovrare l'attacco.

I soccorsi alla nave da battaglia USS West Virginia colpita nella baia di Pearl Harbor. Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia commons

I soccorsi alla nave da battaglia USS West Virginia colpita nella baia di Pearl Harbor.

Alle 7:53, Fuchida diramò alle portaerei il segnale "TORA-TORA-TORA" (Tigre) che significava il massimo grado di sorpresa. I giapponesi concentrarono il fuoco sugli obbiettivi già prefissati: le navi da battaglia ancorate nella rada di Pearl Harbor, gli aeroporti Hickam, Wheeler, Kanehohe e Ewa. Le prime bombe caddero alle ore 7:55, tra la sorpresa generale dei militari, e dovettero passare alcuni minuti prima che si rendessero conto di essere sotto accatto nemico e che rispondessero efficacemente. Alle 7:58 venne diramato verso Washington la notizia dell'incursione aerea ("Incursione aerea su Pearl Harbor... Non è un'esercitazione"). Mentre i bombardieri "Val" e "KATE" si occupavano delle navi ancorate, i caccia "ZERO" colpivano gli aerei che erano stati ammassati sulle piste degli aeroporti. Frattanto le batterie di contraerea iniziavano a sviluppare un'adeguato volume di fuoco. Alle 8:12 comparvero nel cielo le fortezze volanti Boeing B-17 che furono costrette a un atterraggio sotto il fuoco indiscriminato dei Giapponesi, analoga sorte toccò a 18 aerei della portaerei Enterprise che rientravano dopo un volo di trasferimento. Intorno alle 8:30 la prima ondata aveva terminato i suoi compiti e si diresse verso le portaerei, da dove si stava alzando in volo la seconda ondata formata da 167 veicoli cosi divisi:

54 Bombardieri "KATE"
78 Bombardieri in picchiata "VAL"
35 Caccia "ZERO"

Comandava la squadriglia il capitano di corvetta Shimazaki.

L'accoglienza dalle batterie di contraerea americana procurarono notevoli perdite agli aerei Giapponesi della seconda ondata. La seconda incursione abbandonò il campo alle 9:55, esattamente due ore dopo l'inizio del bombardamento. Rientrati tutti gli aerei sulle portaerei, la flotta ripartì verso il Giappone alle ore 13:00.

Mentre a Pearl Harbor infuriava il bombardamento, a Washington l'ambasciatore Nomura stava compilando il documento spedito da Tokio dove il governo giapponese lamentava la politica americana e inglese verso il popolo giapponese. Il documento doveva essere consegnato alle ore 13:00 di Washington ovvero pochi minuti prima dell'inizio del bombardamento a Pearl Harbor, ma dato l'esiguo numero di funzionari all'ambasciata il documento venne consegnato verso le ore 14:20 quando Pearl Harbor era già da un'ora sotto attacco.

Il bilancio

Locandina di propaganda statunitense dopo l'attacco giapponese su Pearl Harbor. Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia commons

Locandina di propaganda statunitense dopo l'attacco giapponese su Pearl Harbor.

Il Bilancio da parte americana dell'incursione aerea fu di 18 navi colpite cosi divise:

8 Corazzate: (Arizona, Oklahoma, West Virginia, California, Nevada, Pennsylvania, Tennessee, Maryland)
3 Incrociatori leggeri: (Raleigh, Helena, Honolulu)
3 Cacciatorpediniere: (Shaw, Cassin, Downes)
1 Nave Appoggio: (Curtiss)
1 Nave Officina: (Vestal)
1 Nave Bersaglio: (Utah)

Su 349 aerei parcheggiati sulle piste degli aeroporti 189 furono distrutti e 159 danneggiati. Andarono persi anche un Boeing B-17 e 5 caccia. Tra i militari vi furono 2.335 morti e 1.143 feriti.

I giapponesi registrarono invece l'abbattimento di 29 aerei cosi suddivisi:

15 Bombardieri "VAL"
5 Aerosiluranti "KATE"
9 Caccia "ZERO"

Conclusioni

Il principale effetto che ebbe l'attacco a Pearl Harbor, fu l'entrata in guerra degli Stati Uniti a fianco degli alleati. Se prima il popolo americano era dell'opinione di non intervenire in guerra contro i paesi dell'Asse, ora era pervaso da un'ondata di odio e una feroce volontà di vittoria per vendicare il "giorno dell'infamia" come il presidente Roosvelt aveva soprannominato quel 7 dicembre 1941. Il giorno successivo Roosvelt dichiarò guerra al Giappone.

Il Giappone inaugurava con successo l'inizio delle ostilità contro gli USA, l'attacco aveva messo fuori combattimento le corazzate americane, ma aveva mancato le portaerei, che sarebbero state decisive per gli americani nella successiva Battaglia del Mar dei Coralli e soprattutto di Midway.

FONTI

Storia generale della guerra in Asia e nel Pacifico (1937-1945) - Alberto Santoni.
I Grandi Fatti - AA.VV.
Storia della Seconda Guerra Mondiale - AA.VV.

Questo approfondimento è rilasciato sotto GNU Free Documentation License, Versione 1.1, Marzo 2000.

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